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lunedì 8 aprile 2013

Respiro Profondo

via moonandtrees


Come quando un martello cosmico smette di battere. Come quando si fermano gli orologi del mondo. Come quando i suoni là fuori non sono più una cacofonia indistinta e pesante ma un accordo perfetto tra te e la natura. Come quando intuisci il senso intero della sacralità della vita, e il tuo primo pensiero del giorno è per qualcun altro. 

Come quando ti allontani scalza dai tuoi fin troppo reali guai quotidiani, per camminare da equilibrista su un filo teso tra utopia e stravaganza. E scorgi cose bellissime, da un  punto di vista diverso. E mentre scendi giù, e ti riaccomodi nella dimensione terrena, ti ritrovi a pensare che è tutta una questione di prospettiva.


Buona settimana



Spaghetti al sugo povero di carciofi e patate
Leggerezza a gusto, in un primo economico e salutare. Dico povero, perchè qui si utilizzano i gambi dei carciofi, che solitamente vengono scartati. Invece sono buonissimi, pieni di sapore danno al piatto un tocco di carattere particolare. E non si butta via niente.

Cosa serve per due:
160 gr. di spaghetti integrali.
Gambi di carciofi avanzati
1 patata di medie dimensioni
Una manciata di olive nere taggiasche
1 spicchio di aglio
2 cucchiai di pangrattato
Pepe nero macinato fresco
Olio extravergine di oliva
Pecorino stagionato

Pulire i gambi dei carciofi avendo cura di togliere la parte più filamentosa. Lavare in acqua e limone e tagliare a rondelle piuttosto sottili. Soffriggere i gambi in una padella con uno spicchio d'aglio schiacciato in camicia e olio extravergine di oliva. Far andare a cottura, aggiungendo di tanto in tanto un po' di acqua. Devono risultare piuttosto morbidi. 
Nel frattempo Portare ad ebollizione l'acqua per la pasta. Buttare una manciata di sale grosso e prima di calare la pasta cuocervi la patata tagliata a dadini per circa cinque minuti. Scolati i dadini di patata, aggiungerli ai gambi di carciofo in padella. Buttare la pasta e cuocerla al dente, togliendola anche un minuto prima del tempo per terminare la mantecatura in padella col sugo, cui nel frattempo avremo tolto l'aglio e aggiunto le olive.
Saltare quindi la pasta nella padella, unendo poco altro olio se serve e i due cucchiai di pan grattato che servono a far assorbire meglio il sugo (gli spaghetti integrali spesso non sono così porosi come quelli di grano duro). Impiattare ultimando con una macinata di pepe e una spolverata di pecorino grattuggiato.


lunedì 14 gennaio 2013

Le carte in tavola

Questo è un post pieno di intenzioni. Un post confessione, quindi non so se lo pubblicherò. Per ora lo scrivo, poi lo so, lo lascerò lì a macerare, rimuginandoci su. Perché con i post difficili succede sempre così. 
In ogni caso, dicevo, l'intenzione è quella che recita il titolo, mettere le carte in tavola. Con chi  ancora non mi è chiaro, ma abbiate pazienza. Mi tocca prenderla larga, e risalire a quando cominciai a costruire questo spazio e non so bene cosa mi aspettassi. Volevo condividere? Conoscere? Mettermi alla prova? Non lo so, onestamente penso volessi solo buttare fuori. Fuori di me le energie e le emozioni altrimenti inespresse, messe lì in quel posto apparentemente nascosto eppure tanto esposto che nemmeno lo potevo immaginare.

Così all'inizio un piccolo spiraglio si è aperto di soppiatto. Quatta quatta, senza preavviso, è successo che è nata Lei. Un nome, una casa, una storia, qualcosa che fosse lontano dalla mia vita al di qua del web, tanto lontano da non sembrare neppure appartenente a me. Qui Lei si è fatta subito il nido, abbattendo alcune regole e lasciando che quell'energia sottile già da tempo aggrappata agli orli dei suoi vestiti, fluisse anche dentro, giù verso le piante dei piedi, su per la sua spina dorsale, e poi in fondo a quest'anima virtuale, dapprima  tanto leggera da sembrare trasparente, e poi sempre più tattile, assorbente, spugnosa, inebriante.
Mi furono fatte molte domande del tipo "Perchè lo fai?". A me, non a Lei, ovviamente. Lei era, ed è ancora al riparo,  da quelle persone con la testa sulle spalle, un lavoro ben chiaro, molte certezze e un bel piglio deciso nell'affrontare la vita. Domande a cui proprio non sapevo rispondere nulla di sensato, o meglio nulla di quanto loro avrebbero potuto considerare sensato. Comunque, perchè lo feci?  Per mettermi in mostra? No, visto che il mio nome vero non compariva da nessuna parte, non dicevo quasi a nessuno che avevo un blog, non interagivo granché con gli altri. Insomma, questo era escluso. Per imparare a cucinare? La cucina è sempre esistita nella mia vita, anche senza i blog, i foodblogger, i contest, i critici, i fotografi e se uno vuole imparare, di strade ce ne sono per fare, sbagliare, documentarsi e ancora riprovare. Ma questa è un'altra storia.
Per incontrare gente? Può darsi, ma allora perchè non cercavo il contatto, non mi buttavo a capofitto nei commenti, non diffondevo il blog ad ampio raggio, non cercavo collaborazioni?
Insomma, nessuno di questi era infondo il vero motivo. Eppure. Ho continuato a scrivere qui, a pubblicare, a scucire pezzetti di vita reale rattoppandola con scampoli di attività bloggheriana. E pian piano è passato il tempo. Alti e bassi, come nella vita vera. Soddisfazioni e delusioni, anche qui, come nel reale. Affinità e idiosincrasie, come succede tutti i giorni e dovunque.

Cominciò a sorgermi un dubbio. E se questa fosse diventata una parte vera di me? Oddio, non è possibile dai. Margot è frutto della mia fantasia, è un miraggio, qualcuno che ho disegnato nella mia mente e a cui vorrei somigliare. Qualcuno capace di animare progetti un po' pazzi  apparentemente senza capo nè coda,  capace di perdere tempo disegnando libellule su vecchi fogli di carta, per poter poi raccontarvene il volo, e non considerarlo tempo perso ma anzi, tempo ritrovato. Margot è quella che ha creato la stanza delle sue verità, in cui mi fa tanto bene passare del tempo, quando fuori non trovo senso alcuno nei fatti in cui inciampo. Possibile che lei sia entrata in me, o io in lei, così...tanto impercettibilmente da non essercene accorte a vicenda? Possibile che ora i miei pensieri e i suoi si confondano e che, quando sono nel mio lavoro vero nella mia vita ufficiale, mi ritrovi a parlare con la sua voce, a vestire con le sue scarpe colorate, a usare il suo profumo, ad indossare un buffo berretto come farebbe lei, fregandosene di tutti i non-si-può, dimenticati in una scatola nella sua piccola stanzetta bianca? E lei, avrà preso qualcosa di me? Chessò, la testardaggine, o la necessità di cercare al fondo di tutto, un senso di verità delle cose in cui credere.

Eh sì cara Margot, mi sa tanto che stiamo diventando una cosa sola, tu ed io. Come due nuvole che si incontrano nel cielo fino a sovrapporsi, consistenze diverse, stessi contorni. Sarà mica che anch' io un po' ti piaccio, eh Margot? Magari la mia timidezza, il mio essere schiva e abituata a non prendermi troppo sul serio. Magari i miei gusti musicali o, che so, la mia impazienza, oppure il fatto che ti lascio fare un sacco di disordine in camera tua. Massì, dopotutto abbiamo le stesse iniziali, gli stessi gusti per il cibo e in fatto di uomini. Dopotutto, insieme siamo complete, riusciamo a tirare fuori il meglio possibile, ci bilanciamo piuttosto bene, e troviamo il coraggio di affrontare questa vita corsara scansando i capestri. 

Tu mi hai insegnato che l'irrazionale può essere una parte importante del viaggio, io ti ho insegnato ad uscire ogni tanto dal comodo guscio. Perchè anche qui fuori, a volte, si sta bene. Se sai aprire la porta agli amici e lasciare che ogni tanto passino a trovarti, portando con loro un pensiero,  spesso una parola molto più vera del vero che conosco io.
Così, Margot, te lo volevo proprio dire. Che sono contenta di noi, di noi due che alla fine siamo una. Insieme sento che siamo una forza. Ah, e sai la cosa buffa? Qualcuno, dalle mie parti, comincia a confondermi  con te e mi chiama Margot. Pensa un po'... 


Con affetto, la signorina M.


Sì, ok, non ho dimenticato la ricetta.



Tortini di panettone al cacao e cardamomo


Cosa serve
per circa mezzo panettone da recuperare
2 uova
5 semi di cardamomo
1 bicchiere piccolo di latte
3 cucchiai di cacao
2 cucchiai di brandy (se piace)
1-2 cucchiai di zucchero di canna (secondo quanto è già dolce il panettone)
4 cucchiai di olio di arachidi

Spezzettare il panettone in piccoli pezzi, magari frullandolo già con le uova e il latte tiepido. Unire il cacao e i semini interni alle bacche di cardamomo schiacciate. Unire il brandy e mescolare bene, poi aggiungere lo zucchero di canna secondo la quantità desiderata. Il composto deve risultare omogeneo e non troppo liquido. Unire infine l'olio di arachidi ed emulsionare molto bene. Distribuire in pirottini di carta, o in altro stampo apposito ed infornare a 170 gr. per circa 30 minuti. Va bene se restano un po' morbidi al centro, nel raffreddarsi si solidificheranno. Lasciare intiepidire prima di consumare. Sono ottimi con un tè al latte.

mercoledì 5 dicembre 2012

Ciao Dicembre


via
Ok, mettiamoci l'anima in pace. Non sono ancora entrata nello spirito del Natale. O lo spirito del Natale non è ancora entrato in me. Guardo quindi con sospetto chi al supermercato compra già panettoni e spumante e, lo confesso, mi irritano sfacciatamente le luci stroboscopiche e multicolori con cui il mio vicino di casa ha letteralmente rivestito la sua parte di abitazione. Passerà. Anche se per ora i babbi natale arrampicati ai balconi mi fanno solo una certa tristezza. Passerà. Anche quando sento che un signore in Inghilterra ha speso 20.000 sterline per illuminare la sua abitazione e io penso a quanta gente si sarebbe potuta aiutare, con quei soldi. Passerà. Anche quando al telegiornale già da due settimane fanno servizi sul fatto che 7 italiani su 10 saranno costretti a spendere poco per Natale e subito dopo ti mostrano mete da sogno in posti esclusivi ma, attenzione, assolutamente a portata di mano. Passerà, ne sono sicura. 

Il senso del Natale, lo troverò ad aspettarmi puntuale, ormai lo conosco e so che fa questi scherzi, dietro l'angolo inatteso di una canzone che non c'entra nulla, ma per me c'entra tutto. Nella trama di una bella tovaglia che ha visto molti Natali, alcuni per niente facili. Nel risvolto di un quaderno dalla scrittura bambina, dentro una valigia chiusa nell'armadio un dicembre di tanto tempo fa.

Perchè quando lo incontro, quello spirito, è quasi sempre travestito da qualcos'altro: ricordi d'infanzia, rumore di neve, profumo di muschio, sapore di passato che si affaccia nel cuore e ti strappa un sorriso o una lacrima. Senti una punta di nostalgia ma fai finta di niente, pensi che sei parecchio più grande e appena un po' più saggia ma, subito dopo, a quanto sarebbe bello potersi svegliare il primo giorno delle vacanze di scuola e correre fuori a buttarsi nei fossi pieni di neve, senza nessun pensiero.


Zucca in tempura giapponese


 
Cosa serve per due:
200 gr di zucca tagliata a fette di circa mezzo mezzo centimetro di spessore
Farina di riso
Acqua frizzante molto fredda
Olio di semi di girasole per friggere
Sale  integrale

Tenere le fette di zucca in frigorifero fino al momento di usarle. Comporre una pastella piuttosto densa con farina di riso, acqua frizzante molto fredda e un pizzico di sale. Tenere anche questa in frigorifero fino a che non si è pronti per usarla. Portare l'olio al giusto punto in un wok dal fondo spesso, o in una padella antiaderente. Quando si è pronti basta immergere le fette fredde nella pastella fredda e poi nell'olio caldissimo. Il gioco del tempura è fatto. E senza uovo resta anche più leggero e croccante.



lunedì 30 gennaio 2012

Fuga in paradiso e ritorno

Incredibile come bastino tre giorni trascorsi bene per farti rinascere. Questo week end lungo è stato un' unica grande, enorme COCCOLA. Sarà perché prima di partire ho fatto training per godermelo fino in fondo, o  perché per una volta non siamo andati al risparmio e ci siamo concessi optional che di solito eliminiamo, ma che cavolo, quest'estate non ho fatto vacanza! E il 4 stelle era DAVVERO un 4 stelle, con cucina strepitosa, colazione fantastica, stanza silenziosa e servizio ineccepibile. Insomma avete capito no? La mia fuga tra i monti ha centrato l'obiettivo, senza contare il fatto che con le abbuffate di ottimo cibo mi sono venute un sacco di idee per nuovi esperimenti culinari. Per ora vi posto più sotto una ricettina veloce ma veramente buona, per quando avete voglia di pesce ma non di spendere un'esagerazione, nè di stare troppo tempo a cucinare.

Prima però voglio ringraziare una delle simpaticissime due bionde in cucina, che ha pensato a me per il gioco The Versatile Blogger: eccomi Sabina, raccolgo volentieri e riporto qui le mie 7 cose "personali":

1. I capelli, che porto corti, parecchio corti, me li taglio da sola. A volte con risultati improbabili, ma tanto penso sempre che ricresceranno :-D

2. Dormo con una piccola luce, non riesco a prendere sonno se c’è buio completo.

3. Condivido con Lui un progetto creativo che stiamo cercando di far diventare un lavoro.

3. Esorcizzo le mie angosce scrivendo: storie, fiabe,  racconti. La scrittura mi permette di  far uscire pezzi di me che altrimenti andrebbero in collisione.

4. Adoro le illustrazioni, non resisto ai bei disegni e mi comprerei un sacco di libri per bambini anche se di bimbi non ne ho.

5. Ho la fissa dei saponi artigianali e ne faccio incetta non appena trovo un negozietto, un’erboristeria, una bancarella. Pregusto il momento in cui li scarterò e li userò (non uso bagni o doccia schiuma), una vera mania!

6.  Ho sempre vissuto divisa tra due dimensioni: il bisogno di esprimermi artisticamente e il bisogno di dare concretezza alla vita quotidiana. Non so se ci riuscirò mai, ma vorrei tanto poter conciliare le due cose.

7. Mi piace il posto in cui abito, ma spesso vengo rapita dal desiderio di partire, sedotta dall’idea di come potrebbe essere vivere qualche anno da qualche altra parte. Intanto imparo l'inglese...

Ho pensato di girare questo gioco, con piena libertà di accettare o meno,  a:
-Chiara di Un pizzico di magia
-Nana di Il mondo di Nana
-Cat di  I Racconti di Afrodita
-Marta di Research and Kitchen
-Clo di  Arte e cucina da Clo



Mi pare il gioco prevedesse di arrivare a 15, ma parecchie blogger che avevo in mente sono già state coinvolte, quindi mi fermo qui e lascio spazio al piatto. 

Have a nice week!

Trancio di salmone all'arancia,  pepe e coriandolo



Cosa serve per due
2 tranci di salmone abbastanza  spessi
2 arance, Navel o Tarocco non importa, purchè belle succose
Sale
Semi di coriandolo da macinare al momento
Pepe nero da macinare al momento

La maggior parte delle ricette che ho visto, prevedono la marinatura dei tranci nel succo d'arancia, ma io non amo troppo la marinatura liquida per la carne del salmone, quindi preferisco questa versione che molto più semplicemente prevede l'utilizzo del succo direttamente in cottura.
Basta quindi lavare e asciugare bene i tranci. Spremere il succo delle due arance e filtrare (anche se grossolanamente) da fibre e semi. In una padella antiaderente con un buon fondo, scottare il salmone che piano piano rilascerà il suo grasso. Se si vuole essere sicuri che non attacchi ungere il fondo o il trancio con un po' di olio d'oliva. Lasciare qualche minuto, perché il lato del trancio si rosoli bene e poi sfumanre con un po' (non tutto) il succo. Far assorbire, e girare il trancio sull'altro lato. Lasciar rosolare e poi sfumare ancora una volta con il succo. Dopo un quarto d'ora in tutto, i tranci sono pronti da impiattare con il loro sughetto. Aggiustare di sale e spolverare con coriandolo e pepe nero macinati freschi. Guarnire, volendo, con spicchi d'arancia. 

lunedì 16 gennaio 2012

La regola del meno

Questo week end, una deliberata creazione di vuoti in momenti pieni. La ricetta, infallibile, basata su poche regole di sottrazione: meno impegni programmati, meno commissioni, meno lavori di casa, meno orari fissi, meno imposizioni. Una cuccia calda in cui dormire a lungo, una musica sentita per caso da scovare per il prossimo cd. Incursioni lente tra i diversi libri sul comodino. Il silenzio sottile di gennaio sospeso in bolle ghiacciate, che verso mezzogiorno si slegano dai rami cadendo sul mio buffo berretto, mentre siamo fuori a caccia di odori. Fra le ciglia umide, il pensiero del tepore di casa che ci riaccoglierà e del profumo di un rooibos sorseggiato all'imbrunire.

Per questa settimana vi auguro buone cose.

 Minestra speziata di maltagliati all'uovo e lenticchie


Cosa serve per due:
60 gr. di pasta all'uovo tipo maltagliati (meglio se fresca)
due carote
due patate di piccole dimensioni
una cipolla bianca
4 cucchiai di passata di pomodoro
60 gr. di lenticchie secche non decorticate ammollate per almeno 4 ore
due foglie di alloro
una presa di semi di cumino
La punta di un cucchiaino di paprika dolce
Olio extravergine d'oliva (io ne ho usato uno siciliano)

Affettare a velo la cipolla e fare imbiondire nella teglia, meglio se di coccio, con olio d'oliva. Aggiungere  le patate e le carote tagliate a dadini, le foglie d'alloro e le lenticchie sciaquate bene. Aggiungere acqua calda fino a coprire le verdure e lasciare andare perché prendano bollore. A metà cottura aggiungere la passata di pomodoro, la paprika e i semi di cumino pestati. Aggiustare di sale e lasciar continuare la cottura aggiungendo acqua se occorre. Di norma le lenticchie non decorticate devono cuocere abbastanza a lungo, almeno un'oretta (ma conviene sentirle perché dipende dal tipo di lenticchia). Ho preferito usare lenticchie non decorticate anche se cuociono più a lungo, perché nella buccia restano più proprietà nutritive. Nel caso aveste in casa lenticchie decorticate (le famose lenticchie rosse) non sarà necessario l'ammollo e i tempi di cottura si riducono sensibilmente.
Un suggerimento. Non esagerare con i semi di cumino. Ne bastano davvero pochi (5-6) sbriciolati perchè sprigionino nella zuppa un aroma particolare.

venerdì 25 novembre 2011

Tecnologia dei materiali


Ho scomodato l’ingegneria solo perché mi accorgo spesso di pensare per automatismi, e quando me ne rendo conto mi spazientisco.  Io, ad esempio, quando vedo la farina di mais penso polenta, quando in realtà ci sarebbero una quantità di altre preparazioni che si potrebbero fare. Ma stavolta mi sono salvata in corner o meglio uhm…mi sono salvata barando. Infatti, quando ho visto la farina di mais che avevo in dispensa ho pensato (ancora) polenta e sì, l’ho anche fatta. Ma dal momento che ne è poi avanzata un bel po’ è scattato l’esperimento gnocchi.  Un modo simpatico per riciclare la polenta avanzata se siete stufi di mangiarla sotto questa forma per due o tre giorni. E qui entra in ballo la tecnologia dei materiali, o meglio della polenta.  L’ideuzza l’avevo vista in giro sul web in parecchi ricettari, ma è piuttosto vecchia e fa parte di quelle strategie "di trasformazione" della cucina di recupero contadina che adoro. Ve la propongo con una variante che mi ha permesso di usare un altro ingrediente avanzato.  Con buona pace dei miei automatismi, degli ingegneri e dei broccoli (la verdura eh…cosa andate a pensare!!).

Con questa ricetta vi auguro un week end morbido ma pieno di sapore, da gustare lentamente perché duri di più.


Gnocchi di polenta verde mantecati con ricotta e pancetta




Cosa serve per due:

150 gr. di polenta avanzata
Farina doppio zero q.b.
80-90 gr. di broccoli lessati
Pancetta affumicata 70 gr.
Ricotta mista due bei cucchiai
Pepe nero macinato fresco
Sale e olio evo

Schiacciare bene la polenta avanzata frullandola poi con i broccoli lessati, fino ad ottenere un composto abbastanza omogeneo. Aggiungere un po’ di sale se il composto risulta sciapo (c’è già un po’ di sale nella polenta) e poi la farina gradualmente, fino ad ottenere un impasto non troppo molliccio ma neanche troppo duro (troppa farina coprirebbe il gusto dell’impasto), e poi procedere con i rotolini che poi si taglieranno a gnocco. Infarinare un’ultima volta gli gnocchi ottenuti e portare a bollore l’acqua. Tuffarli nell’acqua e scolare quando vengono a galla.
Nel frattempo preparare il sugo di condimento. Tagliare a piccole strisce la pancetta e farla rosolare dolcemente in padella. Unire gli gnocchi scolati e lasciare insaporire un minuto. Mantecare con la ricotta schiacciata bene e una macinata di pepe. Servire subito.

giovedì 18 agosto 2011

Il tempo liberato

Il ferragosto è trascorso tra amici e Princess P. è arrivata per festeggiare con noi. Il caldo torna a sorprendermi mentre annego nei libri per ore, lungo i pomeriggi pigri e silenziosi, proprio come volevo. Rifletto molto, sto molto in silenzio. La realtà mi appare piena di possibilità. Ancora qualche giorno tutto nostro. I giorni scivolano via e le vacanze stanno per finire. L'estate no.

Polpette di pane e ricotta 
Diverso tempo fa, lessi una ricetta simile su una rivista, purtroppo non ricordo più quale. E’ un piatto semplice ma davvero gustoso, utile a recuperare il pane raffermo, che di solito nelle cucine non manca mai, almeno nella mia. 



Cosa serve per due:
2 panini al latte
150 gr. di ricotta vaccina
1 uovo
Sale
Pomodorini
Olive nere
Basilico
Olio d’oliva extravergine d.o.p.

Frullare il pane al latte, unirlo alla ricotta schiacciata e impastare. Aggiungere l'uovo sbattuto e aggiustare di sale. Se l'impasto è troppo molle aggiungere un altro po' di pane frullato. Formare delle polpettine del diametro di  circa 2,5 cm, schiacciandole lievemente ai poli. Spennellare le polpettine con olio d'oliva e predisporre un cartoccio con carta da forno, in cui andranno le polpette, i pomodorini schiacciati, le olive nere, il rametto di basilico per insaporire e una spolverata di sale. Richiudere i cartocci senza mescolare e infornare per una mezz'ora a 180 gradi. Poi aprire il cartoccio e lasciare altri 5 minuti al grill per dorare e asciugare. 

venerdì 29 maggio 2009

In tempo di crisi

Che saggi questi coltivatori! Snocciolano un decalogo di accorgimenti che aiutano a risparmiare, destreggiandosi meglio in cucina e nella spesa. Eccoli i consigli, in forma rielaborata da me.
Facili da seguire per salvarsi le tasche in tempo di crisi e sentirsi un po’ più ecologisti...

1) Recupera!Esistono decine di ricette che permettono di recuperare gli avanzi con fantasia. Altre potete inventarle voi ex novo liberando la creatività ed evitando di buttare cibo (lo sapevate che ogni famiglia italiana butta nel cassonetto 584 euro all’anno, su una spesa mensile di 450 euro?).
2) Più tempo in cucina: meno piatti pronti e guadagni su prezzo e qualità. Dedichiamo sempre meno tempo alla preparazione dei pasti. Se il tempo manca nei giorni feriali, rifacciamoci nei week end, vuoi mettere il profumo della focaccia che si diffonde pigro dalla cucina al resto della casa?
3) Fuori il libro di ricette di famiglia. Se non ce l’avete, non è un buon motivo, si può sempre inaugurare la tradizione. Se recuperate le ricette della nonna o della mamma, sicuramente troverete anche quelle meno ricercate e povere, ma non per questo meno gustose. Quelle, per capirci, legate alla nostra infanzia e ai nostri ricordi e che quando le mangi ti si riempie il cuore, oltre alla pancia.
4) Pane, pasta, conserve, yogurt o e confetture homemade! In altri paesi questa che da noi è la tradizione si sta affermando come una moda, e noi che facciamo, la dimentichiamo? Certo che no, oltre che appagante può essere anche divertente, basta non viverlo come un dovere ma come una voglia di intimità, di naturalezza.
5) Verifica le etichette: scadenze, provenienza (non sempre quelli più a buon mercato vengono dalla Cina) rintracciabilità, soprattutto per la carne. E scegliamo i prodotto ortofrutticoli con il giusto grado di maturazione.
6) Acquista con gli amici, parenti o vicini: in condivisione, acquistare settimanalmente quantità maggiori di prodotti da dividere successivamente, consente di risparmiare se si va direttamente dai produttori agricoli o ai mercati generali, dove vendono a casse, per capirci.
7) Acquista locale! In Italia l'86% delle merci viaggia su strada ed è stato stimato che un pasto medio percorre più di 1.900 chilometri su camion e/o aeroplano e nave prima di arrivare sulla tavola (Col diretti docet). Risparmiare sul trasporto incide sull’impatto ambientale e anche sulla genuinità e freschezza dei cibi.
8) Comprare prodotti sfusi: sono sempre di più i distributori automatici che si stanno diffondendo nelle aziende agricole come quelli di latte fresco(ma anche detersivi, acqua ecc.) per abbattere fino al 30% sul prezzo industriale di vendita degli alimenti delle confezioni.
9) Acquista direttamente dal produttore nelle decine di mercati degli agricoltori che ormai si vedono anche in città.
10) Dedica tempo alla cura dell'orto: un’opportunità disponibile non solo per chi dispone di spazi all'aria aperta, un semplice terrazzo si può trasformare in un erbario aromatico o in mini-orto pensile, grazie all'offerta di piante di varietà adatte alla coltivazione in vaso. Volete mettere la soddisfazione di mangiare i vostri pomodorini in insalata? E gli spaghetti al pesto non hanno forse più sapore con il vostro basilico?

Rifletiamoci, qualcosa anche noi possiamo fare. Vi lascio alla prossima ricetta. Vado ad annaffiare la mia rucola...