Raccogliersi. Nei propri pensieri, in una preghiera o semplicemente in silenzio, lasciando sospesa ogni cellula senziente in quella dimensione imperfetta incuneata tra il cosciente e l'irrazionale, dove niente sembra accadere mentre tutto ha origine.
Raccogliersi attorno a qualcuno, ascoltare il suo respiro pensare e il suo pensiero respirare. Sentire la vicinanza calda della sua presenza, l'impronta della sua anima nella tua. Percepire i suoi passaggi da luce ad ombra e poi imparare tu, a varcare quella soglia quando è necessario.
Raccogliere a fattor comune, la più semplice operazione di scomposizione del polinomio vita, fino a ridurre a forme più accessibili i misteri dell'esistenza umana, aggrovigliamenti fatti di spirito, carne, desiderio, inquietudine, alienazione, irragionevolezza, frenesia.
Raccogliere ciò che di incerto, irrisolto e pungente è sparso dentro di te. Farne una piccola palla di energia da lanciare fuori, lontano nella luce tiepida di una primavera sofferta, vederla atterrare su un prato fiorito di cui quasi non ti eri accorta. Per il grigio indigesto, per la pioggia stizzosa, il lavoro noioso che ora si stemperano insieme nel tardo pomeriggio di un venerdì 17.
E poi vederla tornare, questa energia. Sotto forma di colori vellutati e impavidi che accarezzano gli occhi, di sapori delicati che scaldano le serate piovose, di disegni a matita che animano le storie, di musica improvvisata che rallegra le stanze. Sotto forma di una manciata di viole del pensiero rubate a quel prato, ultimo "raccoglimento" prima del week end.
Raccogliersi attorno a qualcuno, ascoltare il suo respiro pensare e il suo pensiero respirare. Sentire la vicinanza calda della sua presenza, l'impronta della sua anima nella tua. Percepire i suoi passaggi da luce ad ombra e poi imparare tu, a varcare quella soglia quando è necessario.
Raccogliere a fattor comune, la più semplice operazione di scomposizione del polinomio vita, fino a ridurre a forme più accessibili i misteri dell'esistenza umana, aggrovigliamenti fatti di spirito, carne, desiderio, inquietudine, alienazione, irragionevolezza, frenesia.
Raccogliere ciò che di incerto, irrisolto e pungente è sparso dentro di te. Farne una piccola palla di energia da lanciare fuori, lontano nella luce tiepida di una primavera sofferta, vederla atterrare su un prato fiorito di cui quasi non ti eri accorta. Per il grigio indigesto, per la pioggia stizzosa, il lavoro noioso che ora si stemperano insieme nel tardo pomeriggio di un venerdì 17.
E poi vederla tornare, questa energia. Sotto forma di colori vellutati e impavidi che accarezzano gli occhi, di sapori delicati che scaldano le serate piovose, di disegni a matita che animano le storie, di musica improvvisata che rallegra le stanze. Sotto forma di una manciata di viole del pensiero rubate a quel prato, ultimo "raccoglimento" prima del week end.
Minestra pensierosa al marsala, per una primavera che non vuole arrivare
Cosa serve per due:
due manciate di lenticchie rosse
1 patata a pasta bianca di medie dimensioni
1 costa di sedano bianco
1 bustina di zafferano
2-3 cucchiai di marsala
4 cucchiai di fregola sarda
1 litro di brodo di verdure
Olio e.v.o.
sale grosso integrale
Pulire la patata e il sedano, tagliarli a pezzetti e rosolarli con un poco di olio d'oliva e poi con l'aggiunta di un bicchiere d'acqua, lasciando che si ammorbidiscano sobbollendo lentamente. In un altro tegame abbastanza fondo, far cuocere le lenticchie sciaquate con la fregola in un litro di brodo da aggiungere metà alla volta. Verso la fine della cottura unire la bustina di zafferano e aggiustare di sale. Quando le patate e il sedano saranno ormai morbide, aggiungere il marsala e frullare, anche qui salando a piacere. Unire questa crema alla minestra facendola addensare. Servire tiepida con un filo d'olio e volendo con un po' di pepe macinato fresco.
due manciate di lenticchie rosse
1 patata a pasta bianca di medie dimensioni
1 costa di sedano bianco
1 bustina di zafferano
2-3 cucchiai di marsala
4 cucchiai di fregola sarda
1 litro di brodo di verdure
Olio e.v.o.
sale grosso integrale
Pulire la patata e il sedano, tagliarli a pezzetti e rosolarli con un poco di olio d'oliva e poi con l'aggiunta di un bicchiere d'acqua, lasciando che si ammorbidiscano sobbollendo lentamente. In un altro tegame abbastanza fondo, far cuocere le lenticchie sciaquate con la fregola in un litro di brodo da aggiungere metà alla volta. Verso la fine della cottura unire la bustina di zafferano e aggiustare di sale. Quando le patate e il sedano saranno ormai morbide, aggiungere il marsala e frullare, anche qui salando a piacere. Unire questa crema alla minestra facendola addensare. Servire tiepida con un filo d'olio e volendo con un po' di pepe macinato fresco.






